
2026_10_09 Mostra fotografica. Inaugurata a Palazzo Trentini la mostra "Ognuno sapeva di dover partir!" Visitabile tutti i giorni, dalle 10 alle 18 fino al 1 novembre, attraverso immagini dell'epoca, ripercorre l’esperienza delle popolazioni trentine costrette, durante la Prima guerra mondiale, ad abbandonare in poche ore le proprie case e a partire verso una destinazione sconosciuta. Per molti, la destinazione furono i territori dell’Austria, della Boemia e della Moravia, per altri il Regno d'Italia, dove migliaia di persone vissero l’esperienza dell’esodo e dell’esilio. A partire dall’ingresso in guerra dell’Italia contro l’Austria-Ungheria, per i comandi militari di entrambi gli Stati diventò pressante la problematica del trattamento da riservare alla popolazione civile che abitava le zone attraversate dal fronte e ad esso limitrofe. Un’ormai ricca produzione storiografica ha messo in luce il fatto che, per quanto concerne l’area trentina, circa 110.000 persone furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, in gran parte su ordine delle autorità militari. Queste persone trovarono alloggio durante il periodo bellico nell’hinterland dell’Impero asburgico (75.000) e del Regno d’Italia (35.000), essendosi venute a trovare rispettivamente a nord o a sud della linea del fronte. Nella stragrande maggioranza erano donne, anziani e bambini, dal momento che gli uomini già da un anno si trovavano a combattere nelle file dell'esercito austriaco sul fronte russo. Alla fine della guerra, rientrati nelle loro valli, scoprirono che la maggior parte dei paesi è stata distrutta, le case spogliate di tutto. Campi, strade e boschi che erano stati teatri della guerra resi impraticabili dalle esplosioni, dai gas, dalle mine, da chilometri e chilometri di reticolati. Scoprono, soprattutto, che per il Regno d'Italia che li aveva voluti "liberare” dal giogo austriaco, loro sono rimasti "nemici”, i sudditi fedeli di Francesco Giuseppe di cui non c’è da fidarsi. Uomini e donne si trovano a dover convivere con il dramma dei propri paesi distrutti, unito alla delusione del presente, di un’Italia in contradditorio divenire a cui faceva da contraltare il mito di un impero, quello asburgico, dove su tutto regnava ordine e in pochi sentivano il bisogno di essere “redenti”.
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